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venerdì 10 febbraio 2012

L'amore è, in conclusione

L'amore non è,
fa

fa scordare i pentolini sul gas
e l'acqua evapora
e tu resti come un coglione
a fissare il te che non c'è

fa scordare le moka insofferenti
fa brillare di caffè sporco i fornelli

fa scordare gli amici
le partite
fa scordare la forma vuota
di fianco al letto

fa scordare i pranzi e le cene
le vittime e i carnefici
i centri commerciali
(che ci stanno sempre bene
in una critica sociale)
fa scordare chi sei
da dove vieni ma soprattutto
perchè

ti fa scordare
come una chitarra folk
in mano a un neocatecumenale
fa dimenticare te stesso
com'eri e come dovresti essere
fa scordare tuo padre
o forse quello non ancora
fa scordare tua madre
e quella è una benedizione

per tutto quello che fa
in conclusione
l'amore è semplicemente
un principio di Alzheimer.

venerdì 3 febbraio 2012

Risparmio sul gas

Mi piaceva cucinarti
non tecnicamente
cucinare te, la tua pelle
sentirla sfrigolare
in un filo d'olio

quello che intendo
è che mi piaceva cucinare
per il tuo stomaco loquace
per la tua bocca
per ingrandire le tue feci
per farti espellere altro
che non fosse me
dalla tua vita

quello che intendevo
è che con maestria davo sapore
alle nostre giornate
perchè mi piaceva cucinare
per te che volevi tutto al punto
giusto
cucinare per te
amatriciane violente
primi succubi di condimenti
sughi pronti mai
piuttosto
insalate con pinoli e feta
innumerevoli variazioni di classici
mi piaceva cucinare per te
pollo tandoori
succose carni
strappare la vita agli elementi
trarre gusto da quei frutti inconsapevoli
della terra
al forno
patate e carote
tagliare con maestria e lame affilate
sottili listelle di guanciale
guancia a guancia
mantecare l'amore
che mi piaceva cucinare

finchè il piatto da lavare non è rimasto solo
abbandonato fra gli avanzi
freddi
ché non ho più aperto il frigo
ché te ne sei andata
e per fortuna
ho imparato
a smettere
di cucinare

ora
ho il portafoglio pieno
di scrupoli, quali scontrini
non c'è più spesa da fare
non c'è più da cucinare
e soprattutto
risparmio sul gas

venerdì 15 luglio 2011

Un cinico


- Liberamente tratta da Un Chimico di F. De André

Solo l'amore ha più vite di un gatto
più volte insolente l'ho ucciso distratto
da un mondo efficace l'ho tolto di mezzo
e se ora non vive ho finito le scorte
d'amor non si vive, preferisco la morte

Da cinico un giorno avevo il potere
di spossare le menti per farle reagire
eppure alle donne mai riuscì di capire
cosa combinassi attraverso l'amore
prendendomi gioco di gioia e dolore

ed il primo amore fu ucciso dal sesso
con cui non riuscivo a trovar compromesso
sto dentro o sto fuori risposte nessuna
tagliai dalla vita una storia, una bruna
dopo averla per ben ricoperta di brina

vero amore il secondo fu ucciso da noia
trovatemi voi un'altra rima con triste
degli occhi ho il ricordo del naso l'odore
di chi non voleva mai fare l'amore
se non contro natura per almeno due ore

al terzo la morte arrivò per davvero
che pietà di lui non mostrò neanche il clero
per quanto capissi che era ormai moribondo
da non riconoscermi campione del mondo
a un cinico basta un secondo

Il quarto lo uccise la regola d'oro
trovata l'amica, raggiunto il tesoro
ma il cuore di un cinico non mostra più il peso
in un attimo il dritto si è trovato lì appeso
nel maggio sottile di chi non si è arreso

Il suo ultimo amore lo uccise la legge
che ha pietà di un amore come il lupo di un gregge
è strano ora vivere senza soffrire
senza un volto di donna da dover riverire
o un cane da cui farsi leccare

Fui cinico e, no, non mi volli sposare.
Non sapevo con chi e chi avrei generato:
son nato in febbraio e ho l'inverno nel cuore
proprio come gli idioti che muoion d'amore
ma io nella morte ho trovato il calore.

domenica 3 luglio 2011

Banalità

E puoi dirmi dove sei
quando le parole
incessanti lobotomizzano il cervello
in pensieri distanti anni luce

Nasci solo ogni istante
in cui ti mostri
ed entri nel mio linguaggio
adornando i sospiri

E io non nasco
quando dopo le mezzanotti
ogni tradimento concesso
fa di me
Lo straniero di me.

mercoledì 8 giugno 2011

Rate 24 mesi

Dice 24 mesi nun passeno mai quanno hai da paga' le rate

de na seicento sgangherata o peggio er mutuo

ma poi voleno invece du anni e se portano via li morti lassù

che poi te sei stato er primo addall'esempio

e poi Mauretto Guido er sor Otallo

e poi pure la madre dell'inglesina

manco fossero sti 24 mesi pagamenti a rate

alla sora morte corporale

de chissà quale dobbito pubblico

ah già la vita che manco nasci e stai in debbito

Epperò so 24 mesi, du cifre l'una er doppio dell'altra

e mentre l'anni passeno la gente more

le bare aumentano e le mamme imbiancheno

i negozi chiudeno, e pure i sogni finiscono

aritornono nei cassetti che poi che celi mettete a fa

anfilateli direttamente nelle bare i sogni

insieme ale prostate i femori e i cervelli

li cani abbandonati e le signore

tutti brandelli

de debiti contratti cor padreterno

pe'ffacce gode giusto un giorno

cor padre delisanti a penzolone

l'unico baston dela vecchiaia

l'unico fucil da battajone

l'unico batacchio

de sto coione.

lunedì 30 maggio 2011

Blues for the House

Il tuo essere zoppo
è il mio
tic-tac
fuori dall'enigma della sfinge
perchè nè 2 nè 3 nè 4 sono le gambe
quando l'unico punto d'appoggio
è il dolore
che ti solleva il mondo
I muscoli atrofizzati
della consuetudine
pulsano ma su di essi
non è il mio cammino o il tuo
House of the blues
Nelle profondità serpeggia
l'adattarsi alla misantropia
dove l'uomo è tale perchè
la menzogna più grande
è pensare di essere uomo
medico di se stesso incurabile.


Esci dalla tua terra
passo falso dopo passo falso
ma dove andare quando tutta la tua terra
è già l'infinito
allora restare
in quel tumore di se stessi
che siamo noi per noi
uomini per uomini
case di noi case
allucinazioni di amori da demolire
parcheggiando l'automobile dei ricordi
nei salotti ben arredati
delle immagini prefabbricate
come ferite inferte a noi stessi
in cerca della cura
fra le carni i tendini e le pretese
di estirpare il cancro
che è la nostra esistenza
con bisturi troppo affilati
per reggere il confronto
con la logica dell'autostima.

Perchè non c'è miglior medico
di se stesso
quando piove un esercito
di bugie, siano bianche o siano nere
le bugie si risolvono
fra nuvole grigie distese nella penombra
delle notti più incerte
dove l'unico angelo della salvezza
è una malattia autoimmune
e
lupus in fabula
corpo malato per corpo malato
la necrosi come un nulla si mangia
l'ultimo
Blues for the House

lunedì 23 maggio 2011

Amuleto

essere o non essere
questo è il dilemma
tessere o non tessere
questo è il mosaico
dei giorni perduti
messere o non messere
onesto è il dilemma
e noi poveri sarti di warmhole vitali
che facciamo
se non
tessere o non tessere?

sabato 21 maggio 2011

La gabbia

L'unica mia casa
sarà la cura di una donna
per questo sono nomade
e mi rifugio
in una casa, la mia

La casa, la mia,
è una gabbia
per non morire di nostalgia
senza le cure dei qualunque

martedì 29 marzo 2011

Continueremo a scrivere

E continueremo a scrivere
finchè avremo ancora ispirazioni
e quando anco l'ispirazione
sarà esaurita

continueremo a scrivere
finchè avremo ancora delle idee
quando anco le idee saranno esaurite

continueremo a scrivere
finchè avremo ancora le mani
e quando anco le mani saranno esaurite
e non potremo più scrivere

svegliandoci e stropicciandoci gli occhi
senza più le mani
senza più le idee
senza più le ispirazioni

continueremo a scrivere
perchè a scrivere non servon certo
le ispirazioni
le idee
nè le mani

martedì 11 gennaio 2011

intorno alle fontane di roma

e come i Pini disincantati di roma
barbieri di un tempo con le loro insegne rotanti
finiremo a urlare le canzoni di guccini intorno alle fontane di roma
ubriachi di doppio malto e doppio malox

ma se guccini mi sta sul cazzo
lo venderò al primo passante stridente
coi fottuti trolley sui sanpietrini di latte

vedi come siamo annientabili
da una chitarra
e da una causa persa
le canzoni stonate
sussurrate alla rinfusa
intorno alle fontane di roma

martedì 16 novembre 2010

I gemiti dei poeti

i poeti sono come la poesia
nascosti nell'ombra del significato
di una parola inesistente

come quel Dio
dato alla luce
dalle bombe dell'amore
di un verbo
che è non essendo
eppure viene
all'atto
nell'invisibiltà
d'uno strale di luce
raggomitalato fra i versi
ingenui
di una creatura innocente

inconsapevole
come i poeti
della potenza e del clangore
di quel gemito
poetico

Cullare madreperla

Dove finiremo,
dove finiremo,
dove finiremo?

Il debito pubblico contratto nell'ignoranza
spalmato come sabbie mobili sulle tue tenute d'ebano

E d'ebano è il volto infilato in vuote conversazioni
sui chi di destra e di sinistra

eppure il tuo cuore è tuo non è scisso dalle simmetrie politiche

E viaggiare viaggiare e star sempre immobili
gravati da mutui di situazioni imperscrutabili
crepuscoli di stimoli, di idoli e ti isoli
nel villaggio inglobante.

Portami portami con il tuo cullare
fra le tette della divinità a suggere

sorgerò e tornerò fra le stelle a vincere
madreperle enormi i tuoi seni troppo veri
per essere veri

Portami portami con il tuo cullare
via nell'orgasmo via nella madreperla
per la madre degli dei che sei tu
prima vergine e ora demone
frutto
del mio seme, o gesù.

giovedì 21 ottobre 2010

Colazione ore 8

Che già uno alla mattina ha la testa in conflitto col resto del corpo, e allora ti trovi ammucchiato insieme ad altre miriadi di scimmie parlanti alla ricerca convulsa di consumare la colazione al bar. La multinazionale del cornetto ci obbliga a questa dieta mattutina, tutti in fila con le uniformi naziste da impiegati, manager o quadri; ovvero in tuta, con lo zaino in spalla e l'invicta coi libri universitari, tutti uguali e relegati in un cubicolo a ordinare, costretti a palleggiare fra la cassa e il bancone, destra sinistra, vai chiedi, fai lo scontrino vai di là a scegliere perchè ancora non sai cosa vuoi, torni indietro, paghi con qualche spiccio o i buoni pasto.

Serve a qualcosa, la colazione al bar? Detestabile consuetudine detta dalla Compagnia del caffè. A passo d'oca scivoliamo nella routine del caffè: macchiato, senza macchia e paura, corretto, incorreggibile; marocchino nonostante il nostro razzismo latente, poco convinti quando pronunciamo quella parola evocatrice di semafori e ambulanti.

La mattina continuiamo a rimbalzare, zucchero-zucchero di canna-dietetico-senza zucchero e al via le prime battute dettate dal senso comune. E continuiamo a finanziare la multinazionale del consumo a furia di croissant, brioches, cornetti crema-cioccolato-nutella-marmellata, occhi di bue, ventagli; o peggio tramezzini con ogni ben di Dio, panini imbottiti, pizzette, rustici... il dietologo impazzisce al nostro contatto telepatico e intanto con 60 centesimi ci togliamo lo sfizio, mentre l'80% del pianeta preferisce contenersi suggendo latte macchiato da sangue e carestia.

E io intorpidito ancora dalle ore notturne, ridacchio e lascio smorfie di disappunto, mentre la giostra della colazione procede imperterrita, ultimo spiraglio di libertà prima di otto ore di relazioni, riunioni, fra cravatte e giacche di fustagno.

Un colpo alla spalla mi desta dalla visione di dolore per questo carillon senza fine: "Prendi un caffè?" -

"No grazie- rispondo con tono solenne -ho smesso".

sabato 18 settembre 2010

omaggio a montale

spesso il male di vivere ho incontrato

era la catena degli astanti in fila ai centri commerciali

era l'aria chiusa a chiave dei sogni

nel cassetto, il terzo per la precisione

sotto il tavolo dell'ufficio, a sinistra

della serie di matite temperate alla perfezione.

Era la fuga di ibrahimovic e dei novelli mercenari

stretti intorno come cravatte alla gola

di provocanti messinscene.

era lei quando tutto intorno il demone
dell'incomprensione andava dalla prima puttana
a farmi strada per un piacere veloce da
10 euro in bocca.

mercoledì 28 aprile 2010

O'ode a eto'o


Rischio il palindromo
osannando l'eburneo
gladiator ch'al cielo arrise

perlato di sudore
e scolpito nell'ebano
viaggia e vaga
il camerunense che sorride
il volto d'un paese oscuro
imbiancato nel suo smile perlato
a noi gradito

Samuel, colui che giudica
la corsa e la gazzella
la coscia tesa a fletter nel vuoto
scalciando sfere inconsuete
umile nei suoi errori
godereccio nelle vittorie
e pur sempre nero
e come l'africa indomito
nella sua impotenza

e che sia ricoperto
di vestigia avverse
nulla importa
al cuore e alla fede mia
poichè la passione
sorride
e fa rima con eto'o.