martedì 12 maggio 2009

L'odore del Maggio che finisce

Non so descrivere in prosa la mia vita
attorno all'odore del maggio che finisce
è lì che iniziava, 
mentre i crepuscoli si allungavano sulle chiese e quell'odore
affacciava una esistenza concentrata sui rosari e le madonne
sulle piccole gonne in comunione
durante la visitazione, la mia visitazione e l'odore
del maggio che fiorisce assorbendo via lo studio e gli ultimi istanti di scuola
nella penombra le mie amate sconosciute
le urla delle piccole donne e i silenzi della Madonna
sulla piccola libertà vigilata
madri alla finestra in dolce ansia di te che cresci
abbandonando le Marievergini in azzurro
la terra secca, su di lei solo odore del Maggio
i polmoni intossicati dalla liberazione illusoria
che da lì a pochi anni chiamerete ferie
mentre si esce che fa buio tardi quando arriva la fine del Maggio
l'unico grano che cresce in città sono i giovani amori
fra i cortili le pie donne e mozziconi di candele
consumate ad ogni ave maria il coro insegue 
i pensieri dei bambini che fuggono come piccole ninfe
dal satiro predatore, il bagliore oscuro del maggio in fiore

giovedì 30 aprile 2009

Il tempo

il turbinio e il rotore della forza motrice la vita
interrotto dallo sparo 
e noi da vittime in quell'attimo cogliamo il primo grande bang
e mentre tutto si dissolve il tempo E'
ciò che intuivamo
l'assurdo fluire fra il qui e l'ora fra il mai e il sempre
costretto in un prisma, la nostra esistenza che nel corpo
la mente conduce a cogliere atti, presenze, azioni
che altro non sono
se non l'altro da me in me e il me nell'altro
a ricondurre ogni immagine a mio simbolo.
E in te il senso lo diamo io in quel fluire 
infinito
che senso alcuno non ha se non
il tastare l'inopportuno ardire
di un dito a farsi essere umano,
di un granello a ergersi a padrone
mentre la volontà sorride sghemba attraversando universi
di quella assurda tentazione di ergersi
da primate a monolite
libero interprete di congiunzioni astrali l'uomo
vietandosi all'umile gioco delle parti
assume solo una postura illuminata da un dio, da un sole da un pianeta
che solo e sconfitto non gli resta altro
di divorarsi, lui vittima e canefice, padre e figlio
crono e sua stirpe
cannibalizzandosi muore afflitto.
Unica risurrezione è
nel deserto apparire, fuggendo maiali spogli di vita
evocando assenti leggi
solo

lunedì 30 marzo 2009

Mentre i partiti si diluiscono io e te nel letto

due mani a velo sul mio corpo e poi forti
le braccia

mentre i partiti si diluiscono io e te nel letto
ma chi o cosa siamo nell'economia sociale?
 strappiamo le pagine di marx a morsi
 un capitale di menzogne
per menti insane
sopra di noi l'ennesimo crocifisso da parete ci guarda
 vinciamo in tre la morte
 mentre l'amore ricopre cariche impensabili
 in quel grido che squarcia i cieli
dio mio dio mio perchè non mi abbandoni pensavo
 e perchè non m'abbandono io
 per essere te in te
 così precisamente solo un grido e poi il silenzio
 prosciugato del piacere
 disperso con le montagne sacre di calzini spaiati è lì l'amore
voluto un attimo mentre i cortei raggirano
sulla strada ancora sulla strada
a vendere miseria e tormenti
vestiti da mercanti
 usura
 signoraggio dell'anima
 financo le budella tremano
 naso adunco dell'umanità
 l'uncino del macellaio
 e dopo un giro sfilo le coperte e dal buio
esce la luce di lui l'amore, disperso per la strada 
mentre faccio musica con una banda di campagna
 una scatola d'altri tempi s'apre a "Sorpresa!"
 c'è una nota verde nel tuo cuore

mercoledì 11 febbraio 2009

La scomparsa

Non appartenendo
scompaio, non vissuto dall'apparente.
Mi ergo ad altro da me
consapevole di nulla,
lasciando l'esistenza al dubbio
oblio da me questa terra
domandando amore
evanescente evaporo
nella notte dei turbamenti
dimentico di me, dimenticato dal fato.

martedì 13 gennaio 2009

Diaframma

Che se poffà / di questa vita disadorna mentre tu niente / violi l'asfalto coi calci rotanti / e ingrandisci ogni senso d'insensatezza / rompendo la tristezza della mia tristezza con uscite infelici 
Cogliti, renditi, redditi zero / mentre i mutui salgono tu mi compatisci / eppure milioni di calze a rete non faranno mai la mia fortuna
La crisi tu dici la crisi / ma il vero problema è che mentre troppi ascoltano Ligabue / dimenticano i Diaframma accesi sul mio unico stereo afono / tutti gli altri lasciano il diaframma aperto a fotografare ricordi / e chi ha scordato il diaframma / piange su ecografie scadenti / dominate da figli inaspettati intercettati male 
E proseguo indaffarato senza colpire / scolpito nell'ignoranza delle malattie incurabili in cui la vita / lascia il posto a un risentimento contro ogni Dio

sabato 27 dicembre 2008

Il nome del mito

E in quelle poche lettere decanta / un distillato di secoli e passioni / 
a rievocar tutta l'umanità e il suo anelito 
per quella dimensione che non ha dimensioni
ed è lì che ci osserva immobile
il mito
dai bassifondi delle civiltà / all'iperuranio
impervio e turgido
scolpito nelle parole dei grandi
e cantato dal marmo fluttuante immortale
per ricordare immemore di se stesso
la condizione infinita della volontà di divenire propria d'ogni essere
strappato al suo Dio 
come un ceppo d'un abete pronto al martirio dei comignoli
teso a scaldare col suo rievocarsi
la gelida natura dei figli.

giovedì 18 dicembre 2008

Il bambino nel giardino

Quel bambino che guardava il mondo
sotto il braccio alzato sposa la nebbia ora
la lontananza, il peccato

dove dove dove?
e un volo di colombe affollava le sue domande incerte come muri scadenti

Qui! Non odi parole più nove? Poeti, la storia?

Una bimba per mano a un palloncino giallo
giallo sole, cielo blu
ma il filo si scioglie
perchè il nodo era impossibile
e governato dall'elio la leggerezza sfuggiva verso il sole
vigliacca e imberbe, innocente nella sua innocenza, peccatrice nel suo peccato

La donna fiori e i giorni, odoravan le mani rosa                                                                                       e i gigli, un cantico, la vita
fiorì

E quel giardino cos'era se non 
il genere di cose cui più era allergico
donna di fiori, re di cuori, un mazzo di carte stantìe e logore
cui troppe mani erano use attingere e scartare

poche mani, due, le sue mani,
individuate mani,
l'amore.

venerdì 12 dicembre 2008

L'amore ha paura dei topi

L'amore ha paura dei topi
l'amore ha bisogno di trappole
dove far cadere i capelli
la tua mano
alzata al presagio
di un dio troppo mistico
per accedere al corpo
riverso al tuo cuore, l'ardore
di giovane presa
vuol baciare l'infinito
nell'istante
in cui tutto è resa
e lo scialbo balbettio di quelle labbra
troppo rapide per gestirmi
nell'assenza di te che ode i sogni
dove io non giungo
-ma sì, un grembo di rose, un cantico
quello che leggemmo bambini e il cielo
strappa e recidi quel mazzo
con estremo sdegno
torna, uomo torna al tuo primordio
bevi e sputa 
il latte materno infetto
da un amore divorato
che mai ebbi, così ti presi figlio:
per bisogno d'amore
che non amò te
e certo non lo so
volevi anche tu le stelle che ridono
ma da ogni risa, veniva un imbroglio
e tu chi eri veramente, donna
come di Piero il parto
una madonna.

martedì 9 dicembre 2008

La mia anima non parcheggia

la mia anima è perseguitata dagli ausiliari del traffico / tormentata dai parcheggi a ore / dentro questo o quell'altro canopo non trova forme / trova pace per qualche attimo / illusa dai passi carrabili dell'indulgenza / per poi vomitare sui parcometri / l'inddisolubile rancore verso i divieti di fermata
la mia anima non sa decidersi in quali strisce parcheggiare / e vaga notturna dentro i piazzali semideserti / consapevole di non trovare mai / sosta

venerdì 28 novembre 2008

L'autunno dei figli di Chernobyl

Si sta come d'autunno
sugli alberi pisciati dai cani
l'afrore ghiacciato e i polmoni in lotta
mentre le foglie cadono a coprire fango
e gli escrementi lasciati dai cani
quei nostri sogni spalmati sull'asfalto
da piedi inconsapevoli 
dei padroni che ci schiacciano in scarpe griffate
ma noi subdoli strisciando
inonderemo le loro case coi nostri odori
figli maledetti di Chernobyl mai domi

martedì 18 novembre 2008

Odiare l'amore

E' quando coi denti sbarrati di sangue
affermo di odiare l'amore
sublimamente dichiaro altresì
d'esserne il più grande amatore.


domenica 9 novembre 2008

L'appartenenza - delirio fra reale e virtuale

Ascolta la differenza / c'è il reale
interpretazione chimica bionica elettrica / a cui sottomessi giacciono i polli d'allevamento / nell'ipnosi collettiva e catodica / recidiva e metodica / e dunque non è / il reale / vittima sacrificale e capro rivelatorio della nostra essenzialità dunque / puramente virtuale / l'esistenza non è / tale e quale a questa assurda composizione di lettere casuali / che ora ti assillano le pupille disidratate/
ed ecco senza l'io interprete nulla ha valore / la sindrome del relativismo / la mela che non sa di sapere eppure sa di qualcosa / l'estrema lotta degli opposti / il conflitto / le macchine  / i vampiri della nostra energia vitale /
ma tutto questo non è reale eppure / se lo guardi negli occhi della sua estrema spiritualità/ la realtà erra ma sublime ci fa conoscere la verità / che ognuno emana nel totale brulicare organico / e ora che sono sveglio / signore / salvami da tutto ciò che non esiste donandomi l'esistenza attraverso lo specchio dei suoi occhi / latori di questo verbo / appartenenza.

mercoledì 5 novembre 2008

Voglio incontrare

Voglio incontrare veloci rime badando / agli attimi della mia quiete
Voglio incontrare veli di rame bevendo da una fonte  di note
Voglio incontrare vie leziose e regge di madreperla ove bambini ridono viziosi
Voglio incontrare vili re moribondi e urlargli in faccia la mia vita pezzente
Voglio incantare e vivere incessantemente sull'orlo maestoso di un burrone decorato a festa, per l'incontro avuto con l'altra da me
Voglio incontrare valori mobili dove innescare la mia volontà da vile Rimbaud io / e te chiusi in una voliera dalla mente / benedirci l'un l'altra in questa gabbia / sognando quei voli che solo un ramo può donare a noi Birdie senza terra.
Volare insieme mentre tu e la tua catena bendate l'assoluto e io attendo sognante labbra mai domate. Vivere l'eterno immobile donandomi, veliero lambito remando di nascosto ti verrò incontro, verso la libertà mia dimora.

domenica 2 novembre 2008

Solo

Nella moltitudine incessante del divenire / di ogni città affamata dal disastro riproduttivo / nel tracimante clonarsi continuo della popolazione / e del rumore connesso / mi trovo solo /
come un benzinaio fallito sulle tangenziali notturne / completamente chiuso da un'autorità diviniamente superiore / eppure illuminato / ma schifato da automobilisti in cerca di affannoso carburante / da consumare in fretta fino al prossimo segnale intermittente di riserva / e come l'ultimo litro di benzina resterò continuamente / solo / vittima di un guidatore scrupoloso sempre in pena di carburante / solo / come una nota stonata in quell'armonia dettata / dai troppi direttori / come chi è senza epoca / e non sa vivere nella storia / spinto in cerchio dallo spirito mentre l'umanità prosegue lungo la tangente / solo / come l'occhio di chi non ha mai visto  / nè ricevuto altri impulsi elettrici / che la sua essenza non è binaria / ma unica

Scomparendo lentamente me ne vado

Scomparendo lentamente me ne vado / come un mimetico esempio di me stesso / in cerca della definitiva morte / dall'abitudine resa vana / compiacendomi delle mie vie esotiche irraggiungibili / l'eterno ritorno all'apice della mia ora / veleggio fra esempi mitici di quelle figure / troppo vane per essere vere / gli idoli della folla / e così lentamente scompaio rendendomi inutile / facendo il gioco della verità / abbandonandomi alla corrente dei deliri di impotenza / mediocre come un cane senza tetto / latra e guaisce per la dolorosa assenza di un fedele compagno / il riconoscimento della massa che con l'occhio sinistro osservo indignato / mentre col destro visiono un futuro in cui non appaio / se non come assenza